Satsangha/Approfondimenti:


Commento all'Hastamalakastotra


1. "Chi sei tu, figlio mio, e con chi sei? Qual è il tuo nome e da dove vieni? Dimmi ogni cosa distintamente per rendermi felice - tu che hai riempito il mio cuore di gioia."


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Tradizionalmente quando ci si apprestava ad un cenobio, si veniva interrogati sul cenobio da cui si proveniva e sul cenobio ove si andava, dando per scontato che colui che arrivava ad un cenobio era un aspirante dedito al pellegrinaggio. Il "chi sei tu" interroga sulla posizione coscienziale che in ambito tradizionale poteva essere espressa liberamente, senza tema di fraintendimenti dato che l'interlocutore solitamente era ai più alti livelli realizzativi o comunque in grado di comprendere il livello del visitatore. Il termine "figlio mio" già espone un riconoscimento del visitatore che viene identificato come appartenente allo stesso lignaggio o comunque ad un alto livello realizzativo. Mostra anche la differenza di età esistente fra i due enti che si incontrano. Il "con chi sei" può implicare da un lato la mera richiesta se il visitatore si accompagna con un gruppo o, più probabile, gli si chiede formalmente a quale lignaggio egli appartiene, ossia chi e' il suo Maestro. Dopo l'eventuale dichiarazione del lignaggio, viene chiesto quale nome questo lignaggio ha dato a questo aspirante e da quale cenobio egli proviene.
A questo punto viene fatta la richiesta di esporre quanto richiesto con la massima cura perché essendo avvenuto il riconoscimento. In realtà si vuole godere nel formale della gioia dell'incontro del Sé manifesto o incarnato.
bo.
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Dunque il dialogo si apre con la sillaba della domanda per eccellenza: "Chi?". Astraendo l'evento dal contesto del dialogo e della storia, abbiamo di fronte soltanto l'Essere che riflette la domanda antica, quella che, si dice, risuonò all'inizio dei tempi, quando questo universo riconobbe sé stesso "Io sono Brahman, conobbe" (Br.Up I, 10), la domanda che salva il sacrificatore del cavallo, la domanda che guida la ricerca dell'aspirante alla realizzazione... La coscienza che si interroga, dotata di ogni possibilità, suscita l'esistenza di mondi o la realizzazione del Sé, dove l'ente si faccia mente e desiderio o, assorto nel cuore, riconosca unicamente se stesso. Ma l'una e l'altra cognizione discendono dalla stessa domanda. L'unico Essere si interroga e interrogandosi si intona, si esprime e si riassorbe, e lì si riconosce: domanda e coscienza. Chi è dunque che riempie di gioia il mio cuore? E l'ente riconosciuto nel Sé, come il discepolo di fronte al Maestro che lo accoglie, non può che cantare l'identità con l'imperitura Consapevolezza.
bea 

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Ramana disse: prima di sperimentare l'unità avevo delle preferenze per quella o quell'altra pietanza, dopo aver sperimentato l'unità per me è indifferente ... se si mischiassero insieme tutte le pietanze le berrei se il risultato finale fosse liquido, o le mangerei se il risultato finale fosse solido. 
Ramana disse: passai accanto a un cespuglio e la mia gamba disturbò un nidi di calabroni, la lascia ferma per un pò affinché i calabroni potessero punirla per aver invaso il loro spazio.

Il sutra sintetizza la plenitudine della consapevolezza. L'identità suprema, la consapevolezza che il sostrato di ogni cosa è Uno è vissuta nel rispetto delle diversità formali. L'anziano interroga il viandante si bea in un incontro euritmico di anime. C'è qualcosa che travalica la comunicazione linguistica. Prima ancora che l'interrogato risponda con la bocca alle parole dell'anziano la sua nota irradiandosi nello spazio circostante ha fatto vibrare di gioia la corda coscienziale di colui che l'accoglie. 

Piero
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2. "Non sono un uomo, né un dio, né un semidio, non sono Brahmana, Kshatriya, Vaisya, né Sûdra; non sono studente, non sono capofamiglia, né anacoreta o rinunciante; io sono l'innata Consapevolezza.


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Alle domande sono state poste al visitatore, questi non risponde direttamente dal formale ma espone direttamente il proprio livello coscienziale. Avviene la dichiarazione di essere al di fuori del ciclo evolutivo del samsara, quindi al di fuori del formale e del fenomenico (non sono un uomo, né un dio, né un semidio). Si afferma inoltre di non essere soggetto ad alcuna restrizione di casta, e di non essere soggetto ai doveri degli stadi di vita propri della vita umana.
bo.
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L'interrogante ha posto domande a cui si possono dare risposte da diversi punti di vista a seconda l'anzianità dell'anima e del conseguimento di chi ha bussato alla sua porta. L'anziano che interroga si apre all'ente che accoglie, vuole ascoltare la nota che risuona nel vaso che è giunto, spinto dal vento del karma, alla porta del suo cenobio. Chi è accolto potrebbe dire sono il figlio di tal dei tali, di stirpe brahmana, e indicare il nome del maestro. L'ente che lo accoglie nel rispetto della diversità delle posizioni coscienziali gli ha concesso di rispondere in modo più consono al suo stato coscienziale. L'ospite riconoscendo la levatura di chi lo accoglie senza arroganza e falsa modestia dapprima si definisce in modo negativo discriminando le qualità che si stagliano sulla sua Reale natura. Benché dotato di corpo, di anima, e di storia personale Io, in realtà, dice, non sono questo insieme di cose transitorie. Poi annuncia in modo positivo il suo reale stato di coscienza - Sono pura consapevolezza, e questa consapevolezza si esprime nella dimensione umana. Questo status coscienziale ha toccato il cuore di colui che l'accoglie, come si è detto, ancor prima che egli svelasse, secondo il codice linguistico, il suo conseguimento.

Piero
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3. Quello che permette la manifestazione dell'attività della mente, dell'occhio e del resto, così come il sole è causa del movimento degli esseri viventi, ma che è libero da ogni condizionamento, come l'etere infinito - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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La difficoltà di esporre un movimento senza alcuna causa determina il paragone fra il mondo umano e il sole, ma il visitatore si dichiara essere la Causa senza alcun condizionamento. Pertanto si pone quale noumeno a fronte della mente definita fenomeno.
bo.
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4. Quello che essendo uno, immutabile, eterna conoscenza in essenza, come il fuoco è in essenza calore, è il sostrato che sostiene, mentre agiscono, la mente, l'occhio e tutto il resto - che sono mera ignoranza - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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Dopo che è stata negata la propria appartenenza ad una casta o ad uno dei quattro ashrama, viene qui affermato lo stato di totale identità con la Pura Coscienza, quale fondamento immobile dell'intera manifestazione che essa sostiene.
francesco.
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Luce che illumina il creato, silenzio che accoglie il suono, vuoto in cui lo spazio diviene... ecco, io sono cio' che contiene, ma che non puo' essere contenuto.
demi
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Nei sutra precedenti si apre il canto dell'eterna canzone dell'Uno, dell'Infinito che permea il manifesto e gli dà vita, luce, calore. Guarda questo universo formale, guarda quanto è immenso. Miriadi di stelle e di galassie si muovono secondo delle geometrie esistenziali. Quanto ancora più immenso è questo sé che risiede nel mio cuore e che pur contenendo in sé questo immenso macchinario universale è presente qui e adesso e sostiene gli involucri espressivi mossi dal Vento Brahmanico. Nel mio cuore risiede Quello stesso oceano di beatitudine divina che dona vita e movimento, nel flusso e riflusso dell'Ananda, al cosmo. La Vita che permea questo ente, è la stessa Vita che permea il cosmo. 

Piero
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5. Il riflesso del volto visto nello specchio non è nulla in sé, niente altro dalla faccia, così l'anima individuale non è nulla in sé, altro che il riflesso dell'Intelligenza sugli organi interni - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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Se guardo il riflesso del volto nello specchio la visione è rivolta all'esterno, verso l'universo fenomenico, che non è nulla in sé. Quando la visione si rivolge all'interno, incontro il sé interiore, o anima individuale, che non è nulla in sé. Quell'Atma, ciò che E', non si può guardare perché non può diventare un oggetto della mente. Né d'altra parte può essere un soggetto. "Ciò che è" non è né soggetto né oggetto. Se cerchiamo di afferrare ciò che E' con la nostra mente condizionata, svanirà, perché abbiamo tentato di farne un oggetto da conoscere e non un'esperienza da incarnare. Dal momento che "ciò che E'" è tutto ciò che esiste, non c'è nulla che esso possa vedere, fuori o dentro di sé, e non possiede nulla che equivalga ad una mente relativa, riflessiva, autoconsapevole. Né riflesso, né anima individuale. Ciò che è visto, quello che vede e l'atto stesso del vedere sono Uno. L'unica affermazione possibile del visitatore pertanto è "io sono quell'Atma, eterna coscienza essenziale".
paola
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Ma come faccio a dire questo? C'è una via che conduce alla consapevolezza della mia Reale natura, ambula ab intra, è il filo della consapevolezza che io ho risalito distogliendo l'attenzione da ciò che tu adesso stai vedendo con i tuoi occhi fisici. E ogni cosa di me che vedevo irreale mi si è palesata. Il mio corpo, la mia anima, e quella stella che vedi brillare sopra l'orizzonte effimeri sono, non ho avuto pace se non quando astraendomi da tutto ciò nella sorgente di ogni cosa mi sono immerso. Lì acqua nell'acqua e pace nella pace sono.

Io sono l'Atman la Luce che illumina il riflesso di me che tu stai sensibilmente percependo.
Piero

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6. Così come scompare il volto riflesso quando si toglie lo specchio, e la faccia resta sola, separata dall'illusione, così quell'Essere che rimane quando non vi è più oggetto di pensiero - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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Allo stesso modo un corpo sotto il sole proietta la propria ombra: essa appare reale finché il corpo è esposto alla luce, ma non ha esistenza in sé. Quando il sole tramonta l'ombra scompare e resta solo la pura realtà del corpo-Essere.
francesco.
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Togliere lo specchio e' un processo sottrattivo di discriminazione tra Reale e non Reale. Neti-neti, non questo, non questo, finché rimane la pura Realtà, il vero volto non riflesso. Quando non vi e' più oggetto di pensiero non vi e' più necessità discriminativa, non vi e' più l'illusione, non vi e' più il non Reale.
claudio
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Chi sono io? era questa la domanda. L'ospite non si limita a enunciare una frase che esprime un conseguimento che non gli appartiene ma nel dialogo con l'anziano indica il percorso realizzativo che lo ha portato a realizzare che - Io sono l'Atman. 
Piero
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7. Quello che si trova distaccato dalla mente, dall'occhio e dal resto, che è esso stesso la mente, l'occhio e il resto per la mente, l'occhio e il resto e che non è conosciuto dalla mente, dall'occhio e dal resto - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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Quello, essendo pura soggettività, non può in alcun modo diventare oggetto di conoscenza per la mente e gli organi di senso dell'uomo. Può essere conosciuto solo per identità con la sua essenza di pura consapevolezza.
francesco.
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8. Quello che essendo uno, risplende auto-manifesto, dotato di pura intelligenza, essendo luce in essenza, eppure appare come fosse variamente modificato attraverso i diversi organi interni, così come il sole risplende riflesso nell'acqua di diversi vasi - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.
9. Come il sole, illumina innumerevoli occhi allo stesso tempo ed è lo stesso per ciascuno, così quell'Essere, l'unica intelligenza che illumina innumerevoli organi interni - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.
10. Come i sensi illuminati dal sole catturano la forma degli oggetti, ma quando restano al buio non catturano più le forme, così quello da cui il sole stesso deve essere illuminato per illuminare i sensi - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.
11. Come l'unico sole sembra moltiplicarsi nel riflesso dell'acqua agitata, e anche quando si riflette nell'acqua ferma si deve riconoscere separato, così quello che, realmente uno, sembra divenire molti nel movimento degli organi interni - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.


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Così come il movimento mentale moltiplica l'unita' riflessa in una mente ferma, così l'unita' riflessa in una mente ferma trova la propria soluzione nell'identità'.
marco

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Senza alcuna realtà sono i movimenti e la molteplicità del cosmo, il divenire, le onde che attraversano il pensiero, momenti contingenti entro cui osserviamo accaderci. Risolta la conoscenza della natura dei fenomeni, si quietano le acque della mente che riflettono la luce della coscienza. Quel disco solare che allora si specchia nelle acque della mente è ancora un riflesso mediato e sensibile, oggetto della memoria e del desiderio. "Si dice che gli uomini pensano di diventare il tutto tramite la conoscenza di Brahman, ebbene cosa avrà conosciuto Brahman da cui tutto l'universo proviene?" (Br.Up. I, 9)
bea
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12. Come uno la cui visuale è coperta dalle nubi pensa, nella sua illusione, che il sole sia coperto dalle nubi e abbia perso il suo splendore, così l'Essere sembra vincolato a colui che ha la mente oscurata - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

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Viene di nuovo ribadita l'identità con L'Atman, con l'eterna coscienza che fa da sfondo a qualsiasi movimento apparente. L'Avidya consiste nel credere reale ciò che non lo è, consiste nell'aderire al movimento mentale, credendolo reale in assoluto. Con ciò viene mantenuta in vita quell'idea velante chiamata ahamkara, o senso dell'io. Ogni qual volta si aderisce al compulso movimento, vengono messe in vita parti periferiche aventi un grado di realtà minore. Da ciò nasce l'idea che l'Essere possa in un qualche modo venire condizionato o intaccato dal movimento. In realtà, rimane imperturbabile al di là del gioco duale. Riconoscersi in quanto puro Essere affermando la propria Identità con Esso, significa aver compreso di essere da sempre e per sempre svincolati e liberi da ogni cosa di ordine e grado.
Lamberto
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13. Quello che essendo uno, attraversa tutte le cose ma con nessuna entra in contatto, e che, come l'etere, è sempre puro e incontaminato nella propria essenziale natura - quell'Atman, eterna coscienza essenziale, io sono.

Come può l'oceano entrare in contatto con le onde se le onde nascono e muoiono da Lui e in Lui ...se sono parte integrante di Lui.? Non esiste nessun onda, esiste solo l'oceano che gioca con se stesso, in se stesso. Non c'è nessun contatto perché in realtà non c'è nulla con cui
entrare in contatto. Non esiste altro da Se stesso...esiste solo l'unica e onnipresente Realtà, che nel suo Lila infinito si automanifesta in infinite geometrie vibrazionali.
Lamberto
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Quello che come l'etere è sempre puro e incontaminato....come il cielo che attraversa le nuvole ma con esse non entra in contatto .... L'elemento eterico è akasha e questa parola si usa per indicare sia il cielo che lo spazio, chiamato anche "spazio celeste". Si pone tradizionalmente al centro dei mandala ed il suo colore è blu. "Spazio" non deve intendersi come un'entità consistente qualche cosa . Non possiede qualità alcuna e qualsiasi attributo usato in connessione con esso serve solo a sottolineare la sua mancanza di qualità. Non va nemmeno inteso come spazio vuoto, altrimenti da un lato si avrebbe lo spazio definito come "qualcosa di vuoto" e, dall'altro, quando c'è qualcosa non c'è spazio. Spazio può essere inteso come un termine che indica semplicemente che il mondo è "esteso" nella sua pluralità, in modo che ogni essere individuale è distante dagli altri esseri individuali, ma allo stesso tempo tutti quanti "riempiono" il mondo inteso come spazio. Akasha è collegato al senso fisico dell'udito ed al suono: sabda. Il suono dello spazio è l'om, la sillaba primordiale akshara o pranava che, manifestandosi nei suoi infiniti accordi e tonalità, dà origine al creato. "Non c'è suono oltre l'ambito dell'Om, tutti i suoni sono sue permutazioni o derivazioni. Anche l'Assoluto (Brahman) è Om, e viene identificato dall'Om e con l'Om" (Mandukyopanishad, 2). Possiamo vedere le nuvole nel cielo ma le nuvole non sono il cielo .....Così l'Atma rimane sempre il medesimo ma non può essere visto...

paola

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14. Come un cristallo puro può apparire differente se camuffato, così anche tu appari differente alle menti individuali; come la falce di luna appare tremolante nell'acqua, così anche tu, o Vishnu, sembri muoverti nel nostro mondo."


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La mente individuata è un limite posto alla visione onnicomprensiva, alla visione Reale. E' partecipare ad un grado vibratorio più basso, è
riconoscersi in quanto filtro che virtualizza e separa il sostrato che pervade e sostiene l'intera manifestazione,.. Visnu. Visnu sostiene e pervade ogni cosa...è l'eterno seme di tutti gli esseri, proietta se stesso nel sogno dando vita allo spettacolo cosmico in un infinità varietà di vibrazione armoniche. pur rimanendo Essere in se stesso, Consapevolezza in se stessa e Beatitudine in se stessa.
Lamberto
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La mente non vede chi la illumina, ne scorge solo i veli che "camuffano" l'Essere, Unica Realta'indivisibile. La mente, attraverso un atto discriminatorio, viene riconosciuta come ciò che non è, come ciò che diviene, come fenomeno percepito e, il soggetto, non riconoscendosi in ciò che percepisce, proprio perché percepito e non percipiente, se ne distacca naturalmente. Da ciò nasce una sentimento di testimonianza che vive al centro della percezione e che, via via, si disidentifica con ciò che vede come secondo a se stessa.
demi
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Dopo aver detto chi è in Realtà l'ospite, che estasia, con la musica della sua corda coscienziale, colui che lo accoglie indica le cause dell'avidya e come appare la molteplicità. Descrive come l'universo nel suo aspetto micro e macrocosmico viene all'essere in quanto la maya non è che il processo <<creativo>> di Brahman.

Piero
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[ Hastamalaka è uno dei primi 4 discepoli di Sankara. Si dice che il ragazzo fosse muto dalla nascita quando il Maestro lo incontrò e comprese che il suo silenzio era il voto di un'asceta. Sankara lo benedisse e gli chiese "Chi sei?" al che il ragazzo rispose con un poema di dodici strofe l'Hastamalakastotra nel quale descrive sé stesso come il Sé della pura Coscienza.]

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