Sri
Appayya Dikshita
Nella
discendenza dei sapta rishi, ci sono stati nella tradizione indiana
numerosi capifamiglia, spiritualmente molto elevati. Uno di essi è stato
Shri Appayya Dikshidar (1520 - 1593).
Da
autentico advaitin quale egli era, non vedeva alcuna differenza nelle
diverse manifestazioni del Supremo Assoluto. Arginando il flusso degli
attacchi dei Vaishnava avvenuto durante il secolo precedente, una delle
missioni della sua vita fu quella di riconciliare i vari credo, i culti e
le diverse filosofie. Non credeva che le interpretazioni contrastanti tra
Veda e Purana fossero interamente sbagliate. Diceva: ‘na sUtrANAm
arthAntaram-api bhavad-varyam-ucitaM’ (Chi può impedire le
differenti interpretazioni quando i sutra stessi possono essere letti con
significato diverso?). Tale era la sua tolleranza verso le varie religioni
ed il suo ardente desiderio per la riconciliazione delle correnti
filosofiche. Scrisse il ‘Chatur-mata-sara’ per illustrare il pensiero
filosofico delle quattro principali scuole di interpretazione del
Brahmasutra.
Il
`Naya-manjari' si ricollega all’Advaita, il `Naya-mani-mala' con gli
Srikanta mat, il `Naya-mayukha-malika' con la filosofia di Ramanuja ed il
`Naya-muktavali' con la filosofia di Madhva. La sua attenta visione del
cattolicesimo, la sua chiarezza nello scrivere, la sua imparzialità, il
suo infallibile senso dei valori e la sua appassionata ricerca della verità
sono così evidenti in queste opere, che i Vaishnava hanno adottato il
`Naya-Mayukha-Malika' come manuale per i loro attenti e devoti studi,
mentre i seguaci di Madhva utilizzano il `Naya-Muktavali'.
Era un ottimo conoscitore di ogni branca del sanskrito e scrisse circa 104
opere tra grandi e brevi. Soltanto 60 di esse ci sono arrivate ed
includono lavori su Vedanta, Siva-advaita, Mimamsa, Vyakarana, Kavya
vyakhyana, Alankara e poemi devozionali. Per sua ammissione egli era
un advaitin e la vera conoscenza del Signore Shiva era la religione del
suo cuore. Sebbene i seguaci della scuola Siva-advaita sostengano che egli
appartiene a tale corrente, non è facile definire se egli sia stato più
incline allo Siva-davaita o all’Advaita.
La corrente Siva-advaita è molto affine al vishishhtadvaita di Ramanuja,
fatta eccezione per il ruolo of Vishnu che viene preso da Shiva.
Tra le opere Vedantiche di Appayya Dikshitar, il
`Siddhanta-lesha-sangraha' è la più famosa. In questo complesso trattato
egli riunisce e analizza il pensiero e la dialettica appartenenti alla
scuola Advaita. Gli studenti della tradizione Vedanta cominciano il loro
studio di Bhashya solo dopo lo studio di questo Siddhanta-Lesha. I diversi
punti di vista delle differenti scuole Advaita, come quelle `eka-jiva-vada',
`nana-jiva-vada', `bimba-pratibimba vada', `sakshitva-vada' etc.,
vengono tutti analizzati, discussi e adeguatamente chiariti in questo
lavoro, con il tocco magistrale di Appayya Dikshidar.
Nel suo
caratteristico ed eclettico stile, si pone la domanda: "Come possono
esistere visioni contraddittorie tra gli acharya advaita, riguardo ad uno
stesso concetto?"
Risponde:
“Tutti gli acharya concordano nell’affermare l’unità dell’anima e
l’irrealtà del mondo fenomenico.
Quando
si tratta di descrivere il mondo dell’illusione, vengono date
spiegazioni diverse a seconda dell’inventiva del singolo acharya. Ma che
importa se vengono date spiegazioni diverse per una semplice illusione?
Un altro importante lavoro vedantico di Appayya Dikshitar è il
commentario noto come ‘Parimala’. E’ molto più chiaro e
comprensibile rispetto al difficile commentario chiamato ‘Kalpataru’,
scritto da un insegnante Advaita di nome Amalananda.
Mentre il Parimala segue il classico approccio Advaita, Appayya Dikshidar
ha scritto un altro commentario, lo ‘Sivaarka-mani-deepika’ sul
Brahmasutra, ma questo è scritto dal punto di vista del
Siva-visishtadvaita.. Questi due lavori, il Sivaarka-mani-deepika ed il
Parimala, rappresentano la sua opera magna sia come dimensioni che come
importanza. Sebbene entrambi siano commentari del Brahmasutra, il
Parimala si allinea all’interpretazione Advaita, mentre l’altro lavoro
espone la filosofia Sivadvaita di Srikanta-acharya. Il mecenate protettore
di Appayya Dikshidar, il re Chinna Bomma Nayak, fece delle donazioni per
sostenere un collegio di 500 scolari che studiavano lo Sivaarka mani
Dipika sotto la supervisione dello stesso Sri Dikshidar, preparandosi così
alla divulgazione della filosofia Saivita, organizzata nell’intento di
contenere gli attacchi e gli abusi dei Vaishnaviti.
Dikshidar gettò cuore e anima in questa missione per molti anni e dovette
spesso fronteggiare gravi pericoli personali, cosa che fece con fede e
coraggio. Predicò, organizzò e scrisse incessantemente, usufruendo della
collaborazione di numerosi monarchi illuminati. Intraprese frequenti
viaggi e sfidò i suoi avversari ad accettare dispute, come era costume a
quel tempo. Portò avanti le sue numerose attività, sostenuto dalla sua
energica personalità, creando una atmosfera di apertura e tolleranza, al
posto di chiusure e antipatie che prevalevano al tempo.
Dikshidar descrive il punto di vista Dvaita come il gradino più basso, il
Vishishtadvaita come il gradino di mezzo, lo Sivadvaita e l’Advaita,
molto simili l’uno all’altro, come il gradino più alto. Egli
chiarisce che gli scritti di Srikantha-Bhashya sul Brahmasutra sono molto
approssimativi rispetto alla linea di pensiero di Sri Sankara. Srikanta,
in accordo con Dikshidar, divulgava la propria convinzione che il
sagunopasana è solo il primo gradino per esperire il nirgunopasana, e che
era reale convinzione di Srikanta che l’ultima verità risiede solo nel
Shuddhadvaita.
La grande abilità dialettica di Dikshidar si riflette chiaramente
nell’opera di nome Anandalahari chandrika, in cui egli tenta di
abbattere le differenze tra le varie scuole di pensiero, apparentemente
divergenti, e tenta di dimostrare che l’Advaita di Sankara è la sola
eterna verità cui tutte le altre tentano di avvicinarsi.
Oltre alla sua abilità poetica ad ai risultati nella diffusione della
filosofia Saivita, Dikshidar fu un grande Siddha-yogi. Uno dei suoi
esperimenti yogici fu tanto importante quanto impressionante. Negli ultimi
anni della sua vita fu soggetto ad attacchi di coliche addominali ed era
convinto che ciò dipendesse dal suo Prarabdha karma. Ogni volta che
voleva meditare profondamente o esperire l’Assoluto, piegava il suo
fazzoletto e se lo poneva sulla fronte. Attraverso il suo potere yogico
trasferiva energia in forma di melodia nel fazzoletto e sedeva in
meditazione. I suoi discepoli vedevano il fazzoletto saltare sul posto.
Spiegava loro che in quel modo trasferiva il proprio dolore in forma di
uno spirito malvagio sulla salvietta e lo riprendeva con sé dopo che la
meditazione era finita!
C’è un’altra incredibile storia riguardo alla sua mistica devozione,
che si riferisce alla sua opera dal nome Atmarpana-stuti. In questo
piccolo lavoro di cinquanta versi egli esprime il Sé superiore attraverso
la sua squisita poesia mistica. Possiamo vedere qui la profonda maturità
di una autentica devozione al Supremo. Riflette lo stato mentale superiore
di un grande devoto, in cui l’ego è stato completamente risolto. C’è
un racconto di come di come quest’opera fu scritta. Un giorno egli volle
testare la maturità della propria devozione al Signore. Così inghiottì
il succo del frutto velenoso della Datura, che induce intossicazione, e
ordinò ai suoi discepoli di scrivere tutto quel che avrebbe detto sotto
l’effetto di tale sostanza. Generalmente negli stati alterati di
coscienza tutte le idee rimosse vengono liberate e giungono in superficie.
Nel suo caso venne fuori il Atmarpana-stuti, chiamato anche
Unmatta-panchasati'!
Si dice che Dikshidar abbia viaggiato a lungo, come usava a quei tempi,
partecipando a numerose dispute filosofiche in molti centri spirituali.
Ebbe la rara fortuna di essere la guida spirituale dei re di Vellore,
Tanjore, Vijayanagar e Venkatagiri. Saggio dall’intelletto senza pari,
egli condusse una vita dedicata all’Azione, alla Devozione e alla
Conoscenza, un modello da seguire per i posteri.
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Tratto
da "Shri Appayya Dikshita" del Dr N. Ramesan, pubblicato nel
1972 da Srimad Appayya Dikshitendra Granthavaliu Prakashana Samithi,
Hyderabad
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