|
|
Bhagavad
Gita
La
Bhagavad Gita, o il Canto (gita) del Beato (Bhagavan), nota anche in forma
abbreviata come Gita, o con il titolo esteso di Shrimad-bhagavadgitah
Upanisadah, si trova ne VI libro del Mahabharata, la grande epopea indiana.
Essa forma un episodio della gigantesca opera che racconta la storia di
una guerra civile avvenuta in tempi remoti nell'India settentrionale, tra
due rami della stirpe regnante di Hastinapura, i
Pandava, legittimi sovrani e i Kaurava, usurpatori. Questo
poema ha come protagonisti uno dei contendenti, Arjuna, della famiglia dei
Pandava, e Krisna, nobiluomo di un regno confinante, amico di entrambi i
rivali e della sua alleanza con Arjuna. Krisna, imparziale, secondo i desideri
espressi dai due principi, offre il suo esercito al capo dei ribelli nemici
e si affianca personalmente ad Arjuna come auriga del suo carro nella
battaglia. Mentre gli eserciti si schierano e iniziano il rituale che
precede lo scontro, Arjuna si fa portare dall'auriga Krisna in mezzo alle
due armate per osservarle. Qui, alla vista di amici, parenti e maestri che
attendono la morte in battaglia, dichiara a Krisna di voler desistere dalla
guerra, in preda all'emozione e al timore di sovvertire l'ordine etico. Di
fronte alla disperazione di Arjuna, Krisna si rivela come la
personificazione (Avatara) di Visnu, in sembianze umane, e dopo che il principe si è
dichiarato suo discepolo, inizia una compiuta esposizione della dottrina
realizzativa allo scopo di offrire all'uomo la conoscenza del giusto agire e
della liberazione, nel compimento del proprio dovere terreno. Questa
opera celeberrima ha il pregio di riassumere i contenuti sapienziali della Sruti
attraverso le istanze dell'uomo "di mondo", impersonato dal
principe guerriero, alle prese con dilemmi etici e spirituali che continuano
a riflettere le richieste esistenziali degli uomini di ogni epoca. L'interlocutore
divino, Krisna, è uno dei molteplici aspetti di Dio o dell'Assoluto che
"prende corpo", o sembianza, come Avatara per illuminare e
riportare alla corretta comprensione gli uomini desiderosi di Conoscenza. La
manifestazione di una Incarnazione (Avatara) di Dio si mostra allo scopo di
attualizzare la verità delle Scritture e offrire occasione di
riconoscimento della Realtà, non solo attraverso la speculazione filosofica
pura, che può essere inaccessibile a molti, ma anche mediante pratiche
yogiche o devozionali che assecondano le predisposizioni individuali. Tale insegnamento si realizza nella Conoscenza, non
prevede tecnicismi e osservanze, e punta direttamente a fare dell'esperienza
uno strumento di elevazione della coscienza. Sebbene
il testo sia stato oggetto di svariate interpretazioni, l'intento non è
quello di stabilire un culto teistico, né tantomeno una setta o una scuola
particolari. La divinità che si manifesta ad Arjuna dichiara, come nel
dettato upanisadico, la superiorità della Conoscenza su tutte le discipline
e le pratiche ascetice o devozionali: <<33. O vincitore dei nemici, il sacrificio nella conoscenza e' superiore al sacrificio dei beni materiali
poiché tutte le azioni hanno il loro compimento nella conoscenza, o figlio di Pritha.
34. Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata
può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.
35. E quando avrai appreso la verità da un'anima realizzata non cadrai mai
più nell'illusione perché capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo o, in altre parole, Mi appartengono.
36. Anche se tu fossi il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza supererai l'oceano della sofferenza.
37. Simile al fuoco ardente che riduce il legno in cenere, o Arjuna, il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le azioni.
38. In questo mondo, niente e' così puro e sublime come la conoscenza. Colui che e' diventato maturo nella pratica dello yoga, a suo tempo, trova in
se stesso questa conoscenza.>> (IV, 33 -38) Sebbene
Dio si mostri, in un concerto di epifanie, nelle svariate forme in cui
l'immaginario religioso ha concepito la Sua figura, lo fa per per rivelarsi
infine "a due braccia", nella forma di uomo: << 51. Vedendo
Krisna nella Sua forma originale, Arjuna disse: Guardando questa forma dall'aspetto umano,
così meravigliosamente bella, la mia mente si placa e io ritorno alla mia normale natura.
52. Il Signore Beato disse: Questa Mia forma, che tu ora contempli, e' molto difficile da vedere, Mio caro Arjuna. Perfino gli esseri celesti aspirano continuamente a contemplarla
53. La forma che vedi con i tuoi occhi spirituali non può essere compresa ne' con lo studio dei Veda, ne' con le severe ascesi, ne' con gli atti caritatevoli, ne' con l'adorazione rituale. Nessuno, per queste vie, Mi
vedrà così come sono.
54. Mio caro Arjuna, soltanto per mezzo di un incrollabile amore Mi si può conoscere cosi come sono, in piedi di fronte a te, e Mi si
può vedere direttamente. Solo cosi si può penetrare il mistero della Mia Persona.
55. Mio caro Arjuna, colui che agisce per Me, guardando solo Me, libero dalla contaminazione delle sue
attività passate e dalla speculazione mentale, benevolo con tutti gli esseri, certamente giunge a Me.
>> (XI, 51-55) I
due brani citati, sebbene non possano riflettere la complessità
dell'opera, suggeriscono la visione di fondo che anima il testo: la
conoscenza del Supremo è la meta finale dell'esistenza umana, qualsiasi
siano i mezzi utilizzati per ricercarla, questi non sono altro che semi dell'infinito Essere senza-parti, la cui conoscenza brucia ogni azione, ogni
residuo karmico e la stessa necessità di qualsiasi azione. Krisna indica
altresì tre vie che possono condurre gli uomini, secondo la loro indole, a
realizzare la pienezza: il Karma Yoga, via dell'azione disinteressata, il
Bhakti Yoga, via della pura devozione e il Jnana Yoga, via della conoscenza
filosofica: <<1. Arjuna disse: Tra chi Ti adora col servizio di
devozione e chi dedica il culto al Brahman impersonale, al non-manifestato,
chi e' più perfetto?
2. Il Signore Beato disse: Colui che fissa la mente sulla Mia forma
personale e, colmo di un'ardente fede spirituale, s'impegna sempre nella Mia
adorazione, e' unito a Me in modo perfetto.
3-4. Quanto a coloro che si votano completamente al non-manifestato,
indefinito, inconcepibile ai sensi, onnipresente, fisso, immutabile,
controllando i sensi, mostrandosi equanimi tutti e operando per il bene
universale, certamente Mi realizzano.
5. Per coloro che hanno la mente attratta dal non-manifestato, dall'aspetto
impersonale dell'Assoluto, il progresso sarà molto faticoso. Avanzare su
questa via e' sempre difficile per l'essere incarnato.
6-7. Per colui che Mi adora e abbandona a Me tutte le sue attività,
dedicandosi esclusivamente a Me, assorto nel servizio di devozione e
meditando costantemente su di Me, con la mente fissa in Me, o figlio di
Pritha, Io sono il liberatore che lo sottrarrà presto all'oceano di nascite
e morti.
8. Fissa la tua mente in Me e impegna in Me tutta la tua intelligenza.
Così, senza dubbio, vivrai sempre in Me.
9. Mio caro Arjuna, conquistatore delle ricchezze, se non riesci a fissare
in Me la tua mente senza deviare, osserva allora i principi regolatori dello
yoga.
10. Se non puoi sottometterti ai principi regolatori dello yoga, cerca di
dedicare a Me le tue opere, poiché agendo per Me raggiungerai la
perfezione.
11. Tuttavia, se non puoi agire in questa coscienza, sforzati allora di
rinunciare ai frutti delle tue azioni e diventa consapevole della natura
spirituale.
12. Superiore alla conoscenza, tuttavia, e' la meditazione, e superiore alla
meditazione e' la rinuncia ai frutti dell'azione, perché con questa
rinuncia si può ottenere la pace della mente.>> (XII, 1 - 12) Ecco
come Krisna, elencate le cause di condizionamento nell'errore e le modalità del
loro superamento, indica l'impegno dell'aspirante: <<51-53.
Purificato dall'intelligenza, controllando la mente con determinazione,
rinunciando agli oggetti della gratificazione dei sensi, libero
dall'attaccamento e dall'avversione, l'uomo che vive in un luogo solitario,
che mangia poco e controlla il corpo e la parola, che dimora sempre in
contemplazione, distaccato, senza egoismo, senza vana potenza e vanagloria,
senza cupidigia ne' collera, che non accetta le cose materiali, libero da
ogni senso di possesso, sereno, quest'uomo e' perfettamente elevato al
livello della realizzazione spirituale.
54. Colui che raggiunge il livello trascendentale realizza subito il Brahman
Supremo. Non si lamenta mai e non aspira mai a niente; si mostra uguale
tutti gli esseri viventi. In questa condizione attinge alla comprensione
suprema.
55. Solo attraverso l'amore devoto giunge a conoscermi come sono; e
conoscendomi immediatamente entra in Me.
56. Sebbene impegnato in ogni tipo di attività, il Mio devoto, sotto la Mia
protezione, raggiunge, per la Mia grazia, l'eterna e immortale dimora. >>
(XVIII, 51-56) La
"grazia di Dio", nominata in più passaggi del testo, che tutto
detiene e determina, è argomento di interpretazioni diverse, dualiste,
teistiche, ecc, ma queste visioni, dal punto di vista filosofico, dove si
voglia comprendere la Realtà ultima, non possono che concordare nel dettato
che maggiormente caratterizza la Gita <<Abbandonare i frutti di ogni
azione e' ciò che i saggi chiamano rinuncia.>> (XVIII, 2). Azione
devozionale e rituale, azione mondana, azione dello yogi che ricerca la
perfezione della conoscenza, tutto l'umano operare, raggiunto il suo scopo,
si dissolve e si restituisce alla Origine finalmente ritrovata:l'Essere incausato,
completamente libero da legami con qualsiasi azione o conoscenza:
<<2. Ne' la moltitudine degli esseri celesti ne' i grandi saggi
conoscono la Mia origine perché io sono la fonte, sotto ogni aspetto, degli
uni come degli altri.
3. L'uomo che Mi conosce come il non-nato, Colui che e' senza inizio, il
sovrano di tutti i mondi, non e' illuso ed e' libero da tutte le colpe.
4-5. L'intelligenza, la conoscenza, la libertà dal dubbio e dall'illusione,
l'indulgenza, la veridicità, il controllo di sé e la calma, le gioie e i
dolori, la nascita e la morte, la paura e il coraggio, la non-violenza, l'equanimità',
la soddisfazione, l'austerità', la generosità, la gloria e l'infamia,
tutte queste qualità hanno origine da Me soltanto. >> (X, 2-5) La
pratica della disciplina spirituale è dunque lo strumento con cui si
conquista la consapevolezza che è oltre il giogo della mente e delle sue
illusioni. Questa disciplina è chiamata Yoga.
<<7. Chi ha conquistato la mente e
ottenuto così la pace ha già raggiunto il Brahman. Per lui, la gioia e il
dolore, il freddo e il caldo, l'onore e il disonore sono uguali.
8. Si dice che una persona e' situata nella realizzazione spirituale ed e'
chiamata yogi quando e' pienamente soddisfatta grazie alla conoscenza e alla
realizzazione acquisita. Tale persona e' situata nella Pienezza e
nell'Unita' e possiede il controllo di sé. Vede ogni cosa, la zolla di
terra, il sasso e l'oro, con occhio equanime.
9. Tra tutti e' superiore colui che vede tutti, l'onesto benefattore,
l'amico e il nemico, l'invidioso, il virtuoso, il peccatore, l'indifferente
e l'imparziale, con mente equanime. [...] 29.
Il vero yogi vede Me in tutti gli esseri e tutti gli esseri in Me. In verità,
l'anima realizzata Mi vede ovunque.
30. L'essere che Mi vede ovunque e vede tutto in Me non e' mai separato da
Me, come io non sono mai separato da lui.
31. Lo yogi, sapendo che io e l'Atman, situato in tutte le creature, siamo
Uno, Mi adora e dimora sempre in Me.
32. Uno yogi perfetto, o Arjuna, colui che in relazione a sé stesso vede la
vera uguaglianza di tutti gli esseri, felici o infelici. >>
(Vi,7-9 e 29-32)
|