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Brahmasutra
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Sembra che l'intenzione di Badarayana fosse quella di giungere a fissare
definitivamente una dottrina, riassumendo e spiegando le teorie elaborate
fino ad allora: questa dottrina avrebbe riconosciuto il brahma come causa
materiale ed efficiente di tutto ciò che esiste e come primo fondamento
delle anime individuali.>> (H. Von Glasenapp in "Filosofia
dell'India")
Quest'opera
è conosciuta anche sotto altri nomi: Vedanta-sutra poiché
rappresenta dopo le Upanisad il testo fondamentale dell'esegesi vedantica; Sarirakamimamsasutra,
poichè tratta del Sé assoluto (atman) nel suo aspetto manifesto in quanto
associato all'espressione vivente (jivatman); Bhiksusutra, in quanto
i qualificati per eccellenza a studiarlo sono i rinunciatari; Uttaramimamsasutra,
perché condensa il risultato finale dell'investigazione condotta sulla
parte conclusiva dei Veda ed esprime la sintesi di tutto l'insegnamento
contenuto nella Sruti.
Il
Brahmasutra espone i concetti basilari del Vedanta estrapolati dalle
Upanisad rispettando una successione rigorosamente logica. In sostanza esso
consiste in una serie di asserzioni filosofiche, espresse sinteticamente in
forma aforistica, tratte più o meno direttamente dalle sentenze (vakya)
delle Scritture.
Nel
testo sono esaminate diverse concezioni filosofiche o darsana,
talvolta confermate, rettificate, talvolta confutate; tuttavia in questo non
c'è esclusività, parzialità o incoerenza. Il Vedanta non intende
contrapporsi agli altri darsana (scuole filosofiche o punti di vista
dottrinali) ma, rendendo ragione del loro stesso essere come vedute
particolari, intende solo demolire le interpretazioni improprie, quelle
cioè che conferiscono arbitrariamente il ruolo di concezioni totali a
semplici prospettive parziali.
Il
Vedanta, sebbene considerato uno dei sei darsana ortodossi, si situa
su un piano superiore perché, delineando la Realtà senza secondo, include
ogni possibile punto di vista. In altre parole, risolvendo la molteplicità
nella Non-dualità , la visione Advaita si libera da ogni vincolo empirico,
limitazione concettuale e pregiudizio dogmatico e, dichiarando l'evidenza e
l'immediatezza della Conoscenza come, del resto, l'assenza di relazione o
contatto per l'Assoluto Brahman "... si pone al di sopra di ogni
possibile opposizione e contraddizione"; pertanto si rivela come quella
visione di sintesi in cui tutte le altre concezioni trovano compimento e
ragion d'essere, collocandosi in una prospettiva che trascende le altre ma
che, al tempo stesso, tutte le abbraccia e risolve in sé.
Il
testo del Brahmasutra è ripartito in quattro Capitoli (adhyaya),
ognuno dei quali consta di quattro Parti (pada); ogni Parte raggruppa
un certo numero di Proposizione (adhikarana) consistenti in uno o
più Aforismi (sutra). Ogni Proposizione tratta una questione
specifica intorno all'interpretazione di taluni passi scritturali, sia della
Sruti sia della Smrti sia di altre fonti. In base la commento di Sankara il
numero totale delle delle Proposizioni è 192 e quello degli Aforismi 555.
Il
Primo Capitolo tratta della "Concordanza" (samanvaya)
effettivamente esistente tra le sentenze delle Upanisad sebbene si
presentino in apparenza discordanti. Infatti, benchè possano apparire
affatto differenti nel significato, invece, qualora interpretate alla luce
della Non-dualità, rivelano tutte, senza eccezione alcuna, un unico senso.
Nel
Secondo Capitolo, intitolato "Assenza di contraddizione" (avirodha),
si esaminano le obiezioni che possono essere sollevate contro il Vedanta da
avversari che si basano su alcune interpretazioni dei darsana
dimostrando che, in realtà, non esite alcuna contraddittorietà tra questo
e quelle teorie che con esso si pongono apparentemente in contrasto.
Nel
terzo capitolo del Brahmasutra si prende in considearzione ciò che, secondo
la Tradizione vedantica, costituisce un "Mezzo" di liberazione (sadhana).
Si esaminano diverse questioni in merito alla natura della coscienza
individuata e al suo destino trasmigratorio, in merito alla realizzazione
dopo la morte fisica, ecc. Si parla inotre del possesso o meno di attributi
da parte della Realtà e dell'assenza di qualsiasi relazione nello stato di
Liberazione - cioè nell'autentica realizzazione coscienziale del Senza
secondo - quantunque questa possa essere conseguita attraverso l'impiego
di taluni mezzi di conoscenza.
Il
Quarto e ultimo Capitolo del Brahmasutra concerne il "Frutto" (phala).
Si parla sommariamente delle pratiche ascetiche, meditative, ecc anche in
riferimento a quanto già esposto; quindi si esamina il processo di
riassorbimento delle delle funzionalità organiche come propaggini
coscienziali. Vengono presentate poi le due vie, quella degli Avi e quella
degli Dei, se ne chiarisce la distinzione e si spiegano le rispettive
modalità. Infine viene approfondito l'argomento della Liberazione totale
conseguente alla realizzazione del Nirguna.
Sebbene
non sia il primo in ordine di tempo, il commento Sankariano è tuttavia il
più noto, chiaro e profondo. Sankara redige il suo Bhasya (commento)
volgendosi a un fine non solamente intellettualistico o speculativo, ma
essenzialmente realizzativo. Egli non propone astrusi ragionamenti o
raffinati sofismi, ma, anche avvalendosi, se necessario, di una logica
adamantina, prospetta pure e incontrovertibili sentenze. Del resto la
realizzazione è una "presa di coscienza" e non il risultato di
ardite elucubrazioni teoretiche; non è qualcosa di estraneo da acquisire -
noi siamo il Brahman o Quello - ma la nostra essenza più profonda o vera
natura da riconoscere, la propria essenza da svelare. Per il Conoscitore, la
Conocsenza è pura evidenza.
(dove
non indicato diversamente, l'articolo è tratto e adattato dalla Prefazione
al Brahmasutra del Gruppo Kevala, Ed. AsramVidya)
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